
Rassegna Stampa – Innovazione e digitalizzazione: le chiavi del futuro del settore idrico
Comunicato stampa
AGICI, SETTORE IDRICO: 900 MILIONI DI EURO DI INVESTIMENTI PREVISI IN digitalizzazione e innovazione al 2029, ma dopo il PNRR la sfida è sostenere gli investimenti
Presentato oggi a Milano, nell’ambito del nono Convegno annuale dell’Osservatorio Idrico OSWI, lo studio “Innovazione e smart water: le nuove frontiere del SII. Tecnologie e investimenti per lo sviluppo del settore”, dedicato alle soluzioni tecnologiche per rendere il servizio idrico più efficiente, sostenibile e resiliente
- Tra il 2018 e il 2029 gli investimenti realizzati e programmati dalle 102 gestioni analizzate ammontano complessivamente a circa 40 miliardi di euro, di cui 2,8 miliardi destinati specificamente a digitalizzazione e innovazione. Di questi ultimi, 1,9 miliardi sono stati investiti entro il 2025 e oltre 900 milioni sono previsti tra il 2026 e il 2029.
- La digitalizzazione assorbe la parte maggiore degli investimenti tecnologici, con 2,3 miliardi di euro tra il 2018 e il 2029. Smart meter e telecontrollo si consolidano tra le priorità: nel periodo 2024-2029 i primi rappresentano il 38% degli investimenti digitali, mentre il telecontrollo sale dal 19% del periodo 2018-2023 al 34%.
- Accanto alle tecnologie digitali si sviluppano soluzioni che intervengono direttamente sui processi del ciclo idrico, dal riuso delle acque alle membrane avanzate, dalla dissalazione alle Nature-based Solutions. Nel periodo 2024-2029 il recupero energetico rappresenta il 69% degli investimenti in innovazione analizzati e il riutilizzo delle acque sale dal 12% al 17%.
- Con la conclusione del PNRR diventa centrale il tema della continuità degli investimenti. È importante trasformare quella che è stata un’accelerazione straordinaria degli interventi infrastrutturali del settore in una capacità strutturale di programmare, finanziare e realizzare investimenti nel lungo periodo.
Milano, 17 settembre 2026 – Cambiamento climatico e scarsità della risorsa, perdite delle reti, qualità dell’acqua e nuovi contaminanti, depurazione e standard sanitari e ambientali sempre più stringenti: il settore idrico è chiamato ad affrontare contemporaneamente sfide che rendono più complessa la gestione di una risorsa essenziale e richiedono infrastrutture più efficienti, sicure e resilienti.
La risposta non passa soltanto dalla realizzazione di nuove opere o dalla sostituzione di quelle esistenti. Digitalizzazione e innovazione tecnologica consentono ai gestori di conoscere meglio le infrastrutture, individuare più rapidamente le criticità, ottimizzare l’impiego dell’acqua e passare progressivamente da una logica reattiva a una gestione preventiva, integrata e fondata sui dati.
È da queste premesse che prende le mosse il nuovo studio di AGICI “Innovazione e smart water: le nuove frontiere del SII. Tecnologie e investimenti per lo sviluppo del settore”, presentato oggi a Milano nell’ambito del nono Convegno annuale dell’Osservatorio Idrico OSWI. L’appuntamento riunisce gestori del servizio idrico, technology provider e istituzioni per confrontarsi sulle strategie necessarie ad accelerare la diffusione delle tecnologie nel Servizio Idrico Integrato e rendere il settore più efficiente, sostenibile e resiliente. Nel corso del Convegno viene inoltre assegnato il Premio “Manager Idrico 2026”.
Il rapporto analizza gli investimenti tecnologici di 102 gestioni, che servono complessivamente oltre 46 milioni di abitanti, pari al 78% della popolazione italiana, comprendenti sia le tecnologie digitali che quelle innovative. Queste due grandi famiglie di soluzioni sono state inoltre mappate per identificarne caratteristiche, obiettivi, sviluppo e strategicità. Da un lato, dunque, le tecnologie digitali, dagli smart meter alla sensoristica e al telecontrollo fino all’intelligenza artificiale e ai digital twin, che permettono di raccogliere, organizzare e utilizzare meglio i dati. Dall’altro le tecnologie innovative che intervengono direttamente sui processi fisici e chimici del ciclo idrico, contribuendo alla qualità dell’acqua, alla resilienza delle infrastrutture, all’efficienza energetica e al recupero delle risorse.
Le due componenti non sono alternative: la digitalizzazione costituisce l’ossatura informativa e decisionale del sistema, mentre l’innovazione di processo interviene direttamente sulla gestione fisica della risorsa. La loro efficacia dipende quindi dalla capacità dei gestori di integrarle, sostenerne i costi lungo l’intero ciclo di vita e accompagnarle con competenze e dati affidabili.
2,8 miliardi per innovare e digitalizzare il servizio idrico
La capacità di investimento rappresenta uno degli elementi decisivi per accompagnare questa trasformazione. Tra il 2018 e il 2029, considerando gli interventi realizzati e quelli programmati, gli investimenti complessivi delle gestioni analizzate ammontano a circa 40 miliardi di euro. La spesa cresce progressivamente dal 2018 fino a superare i 5 miliardi di euro nel 2025, per poi mostrare una flessione negli anni successivi.
All’interno di questo quadro, lo studio concentra l’attenzione sui 2,8 miliardi di euro destinati specificamente a digitalizzazione e innovazione tecnologica. Si tratta dunque di una quota degli investimenti complessivi del campione, e non dell’intera spesa del settore idrico: 1,9 miliardi sono stati investiti tra il 2018 e il 2025, mentre oltre 900 milioni risultano programmati nel quadriennio 2026-2029.
La dinamica pone già una prima questione per il futuro. Il PNRR ha contribuito in modo significativo ad accelerare la transizione digitale del settore, ma la sua conclusione rende necessario individuare modalità capaci di dare continuità alla programmazione e al finanziamento degli interventi anche nel lungo periodo.
Smart meter e telecontrollo guidano gli investimenti digitali
La parte preponderante degli investimenti tecnologici riguarda la digitalizzazione, alla quale sono destinati complessivamente 2,3 miliardi di euro tra il 2018 e il 2029.
Nel periodo 2018-2023 gli investimenti digitali ammontano a 841 milioni di euro, con gli smart meter che rappresentano il 40% del totale. Nel periodo 2024-2029 la spesa sale invece a circa 1,5 miliardi, il 76% in più rispetto al periodo precedente. Gli smart meter rimangono la principale voce, con il 38%, mentre il cambiamento più significativo riguarda il telecontrollo, che passa dal 19% al 34%, segnalando una crescente attenzione al monitoraggio e alla gestione in tempo reale delle reti.
Il processo è già visibile nell’evoluzione delle infrastrutture: in Italia oltre il 79% delle reti di acquedotto e quasi l’83% delle reti fognarie risultano georeferenziate, mentre la quota di rete distrettualizzata e telecontrollata è passata dal 22% nel 2016 al 39% nel 2024.
Il percorso verso una gestione più intelligente dell’acqua non si esaurisce tuttavia nell’installazione di singoli strumenti. Sensoristica e dispositivi connessi permettono di raccogliere i dati; sistemi informativi e GIS li organizzano; intelligenza artificiale, machine learning e digital twin possono trasformarli in previsioni e supporto alle decisioni. Il valore di ciascuna tecnologia dipende quindi anche dalla capacità di inserirla in un’architettura coerente, costruita su dati affidabili e sistemi interoperabili.
Lo studio individua per questo una progressione nelle priorità. Soluzioni già mature e ad alto impatto, come smart metering e sensoristica, rappresentano la base della trasformazione; tecnologie ad alto potenziale ma ancora in fase di crescita, tra cui intelligenza artificiale, digital twin e GIS avanzati, richiedono invece una solida infrastruttura informativa per poter esprimere pienamente i propri benefici.
L’innovazione non è solo digitale
Se le tecnologie digitali consentono di conoscere e governare meglio reti e impianti, una seconda famiglia di soluzioni interviene direttamente sui processi fisici e chimici del ciclo idrico. Gli investimenti classificati dallo studio in questo ambito ammontano a poco più di 400 milioni di euro nel periodo 2018-2029.
Anche qui le priorità stanno evolvendo in risposta alle nuove esigenze del settore. Tra il 2024 e il 2029 il recupero energetico arriva a rappresentare il 69% degli investimenti in innovazione analizzati, rispetto al 59% del periodo precedente, mentre il riutilizzo delle acque passa dal 12% al 17%. Riuso e dissalazione assumono particolare rilevanza in un contesto di crescente scarsità della risorsa, insieme alle soluzioni orientate all’economia circolare e all’efficienza energetica.
Il panorama comprende tecnologie con livelli di maturità molto differenti. Membrane avanzate e sistemi di dissalazione, laddove le condizioni territoriali ne rendano utile l’impiego, sono già soluzioni mature ad alto impatto. Altre tecnologie dedicate, ad esempio, al trattamento dei contaminanti emergenti sono ancora in fase di crescita, mentre le Nature-based Solutions, cioè soluzioni basate sulla natura, hanno una diffusione più limitata e rappresentano un ambito da sviluppare attraverso sperimentazioni mirate.
La direzione indicata dallo studio non è quindi quella di scegliere tra digitale e innovazione di processo, ma di programmare gli investimenti in maniera integrata, combinando infrastruttura fisica, tecnologia digitale e capacità organizzativa in funzione delle specifiche esigenze dei gestori. Il contributo delle tecnologie è infatti massimo quando queste componenti vengono considerate e gestite come parti dello stesso sistema.
Cybersecurity, una condizione per la digitalizzazione
Più reti, impianti e processi diventano connessi, più cresce anche la necessità di proteggerli. Per il settore idrico, infrastruttura strategica ed essenziale, la cybersecurity diventa quindi una condizione trasversale della trasformazione tecnologica.
Il rapporto evidenzia come la protezione non possa essere affidata soltanto a singole soluzioni tecniche, ma richieda governance, competenze, investimenti e capacità strutturate di prevenzione, risposta e ripristino. Il quadro assume ulteriore rilevanza alla luce della direttiva europea NIS2, che rafforza la protezione delle reti e dei sistemi informativi dei servizi essenziali.
Nel 2025, in Italia, sono stati registrati 62 eventi cyber legati alla fornitura di acqua potabile, 28 dei quali – circa il 45% – riconducibili ad attacchi DDoS, finalizzati a rendere temporaneamente indisponibili siti, portali o servizi digitali. Il dato non implica necessariamente la compromissione dei sistemi operativi o l’interruzione dell’erogazione dell’acqua, ma conferma la necessità di considerare la sicurezza informatica parte integrante dell’innovazione del settore.
Dopo il PNRR, come dare continuità agli investimenti
La disponibilità delle tecnologie, da sola, non è sufficiente a realizzare questa trasformazione. Il rapporto individua nella capacità di programmare e finanziare gli investimenti nel lungo periodo una delle principali questioni da affrontare nei prossimi anni.
Il metodo tariffario ha rafforzato la capacità dei gestori di generare risorse interne e ha sostenuto la crescita degli investimenti. Secondo AGICI, alla tariffa dovranno però affiancarsi ulteriori strumenti finanziari: il PNRR ha dato un contributo importante alla transizione digitale, ma con la conclusione dei finanziamenti straordinari occorre evitare che la spinta all’innovazione si esaurisca o che il suo costo ricada interamente sugli utenti finali. Il rapporto analizza in questa prospettiva anche il contributo che può arrivare dai programmi e dagli strumenti di finanziamento europei e nazionali.
Alla sostenibilità finanziaria si affiancano altre condizioni necessarie per portare le tecnologie dalla sperimentazione a un’adozione diffusa: il rafforzamento delle competenze digitali, standard comuni per dati e interoperabilità, una maggiore collaborazione tra gestori, università, centri di ricerca e imprese innovative e una regolazione capace di adattarsi all’evoluzione tecnologica. La trasformazione richiede, in altre parole, che innovazione, investimenti e capacità organizzativa avanzino insieme.
«Siamo partiti dalle sfide concrete che il settore idrico deve affrontare – dal cambiamento climatico alle perdite, dalla qualità dell’acqua alla depurazione, fino a un quadro normativo sempre più esigente – per capire quali tecnologie possano aiutare i gestori a rispondere e quali investimenti siano necessari», ha commentatola Direttrice dell’Osservatorio Alessandra Garzarella, di AGICI. «Molte soluzioni digitali, dagli smart meter al telecontrollo, sono ormai mature e più facilmente implementabili, anche se la loro diffusione non è ancora omogenea; accanto a queste si stanno sviluppando tecnologie che intervengono direttamente sugli impianti e sui processi del ciclo idrico. Il PNRR ha dato una spinta importante: ora la sfida è riuscire a mantenerla, individuando strumenti che permettano di continuare a investire senza far ricadere tutto il costo sulla tariffa. E, man mano che il sistema diventa più connesso, la cybersecurity deve accompagnare ogni percorso di innovazione, perché rendere più intelligente un’infrastruttura strategica significa anche renderla più sicura».
«Il punto, oggi, non è più soltanto dimostrare che queste tecnologie funzionano, ma riuscire a portarle a scala e integrarle stabilmente nella gestione del servizio idrico», ha aggiunto Marco Carta, Amministratore Delegato di AGICI. «Il settore ha l’opportunità di trasformare dati, automazione e nuove soluzioni di processo in un nuovo standard gestionale. Per farlo servono gestori capaci di integrare competenze e investimenti, una collaborazione sempre più stretta con la filiera tecnologica e una regolazione che accompagni l’innovazione. È questo passaggio dalla sperimentazione alla trasformazione strutturale che può rafforzare efficienza, qualità e resilienza del servizio nei prossimi anni».
Il premio “Manager Idrico 2026”
In chiusura dei lavori si è svolta anche la consegna del Premio “Manager Idrico 2026”, assegnato ad Armando Quazzo, Amministratore Delegato di SMAT, per il costante impegno nell’accelerazione della digitalizzazione della società e per gli ingenti investimenti destinati ad accrescere la resilienza delle infrastrutture, culminati nel miglior risultato economico degli ultimi sette anni.
«Ricevere questo riconoscimento è motivo di grande soddisfazione personale, ma sarebbe sbagliato considerarlo un premio individuale. Questo risultato appartiene alle oltre 1.200 persone che ogni giorno, con professionalità e impegno, garantiscono il servizio idrico integrato a quasi tutta la Città Metropolitana di Torino, per oltre 2,2 milioni di abitanti», ha dichiarato Quazzo. «Dai fontanieri agli operatori sul territorio, dal personale amministrativo e tecnico ai quadri e ai dirigenti, ciascuno ha contribuito a costruire i risultati raggiunti. A tutte e tutti va il vero riconoscimento e il merito morale di questo premio, che rappresenta il valore del lavoro di squadra e l’orgoglio di servire il nostro territorio».