
I data center rappresentano un asset fondamentale per la sovranità digitale e la competitività dell’UE, e per questo sempre più al centro del dibattito pubblico. Da un lato, sono infatti l’infrastruttura abilitante per i servizi digitali forniti a cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, resi oggi ancora più esigenti dalla diffusione dell’intelligenza artificiale. Dall’altro, introducono un nuovo elemento di complessità da integrare nel sistema economico ed energetico nazionale, e nel più ampio contesto della transizione ecologica: in Europa la capacità commerciale installata è attesa in forte crescita, da circa 12 GW nel 2025 a 28 GW nel 2030, con investimenti infrastrutturali che passano da 181 a 430 miliardi di euro.
In tale contesto, anche l’Italia può ricoprire un ruolo di primo piano nello sviluppo del settore. Ad oggi rappresenta infatti uno dei principali mercati emergenti in Europa – con una capacità commerciale attesa in crescita da 0,4 GW nel 2025 fino a circa 2 GW nel 2030 – a fronte di altri peer europei più consolidati e, in alcuni casi, prossimi alla saturazione: un vantaggio di posizione da cui trarre lezioni da replicare ed errori da evitare. Coglierlo richiede però una visione di sistema e una pianificazione coordinata degli investimenti, che prioritizzi un modello di sviluppo quanto più distribuito a livello nazionale, capace di trasformare le attuali richieste di connessione, pari ad oltre 100 GW, in progetti concreti pronti per la messa a terra. Un assetto di questo tipo permetterebbe di rispondere alla domanda digitale locale e, al tempo stesso, di evitare i colli di bottiglia legati alla concentrazione delle infrastrutture già osservati in altri Paesi, valorizzando le peculiarità del sistema energetico e industriale italiano.
Molti restano però gli interrogativi a cui rispondere: qual è lo stato dell’arte del settore? Quali i maggiori driver di attrattività del mercato in Italia e quali le criticità che ne rallentano lo sviluppo rispetto ai peer europei? Quanto valgono, per il sistema Paese, i benefici di uno sviluppo più Hyperscale-oriented? Come pianificare gli investimenti su scala nazionale? E quali sinergie possono nascere tra operatori data center, utility energetiche e territori?
A queste domande è dedicato il convegno “Data center e sviluppo del territorio: le scelte strategiche per l’Italia al 2030”, occasione per presentare i risultati della prima edizione dell’Osservatorio Data Center di AGICI e discutere con operatori, Utility, technology provider e istituzioni, le possibili strategie per uno sviluppo orchestrato e sostenibile del settore, capace di rispondere insieme alle esigenze del mercato e delle comunità locali.
L’edizione 2026 dell’Osservatorio Data Center di AGICI analizza lo stato dell’arte del settore e mette a confronto punti di forza e di debolezza dei mercati europei più avanzati, al fine di individuare le best practice replicabili in Italia. L’obiettivo è fornire a operatori e istituzioni le basi analitiche per l’implementazione di una strategia nazionale competitiva, capace di valorizzare le potenzialità del sistema energetico e industriale nazionale e di generare impatti positivi misurabili per l’intero sistema Paese.
In dettaglio, lo studio comprende:
- Inquadramento del contesto di policy e di mercato in Italia e in Europa
- Costruzione di un indice di attrattività territoriale per gli investimenti, con il benchmark dei principali mercati europei e delle regioni italiane
- “Costi del Non Fare” i data center in Italia: la quantificazione dei benefici di uno sviluppo più Hyperscale-oriented rispetto al modello enterprise oggi prevalente
- Monitoraggio delle criticità di settore – connessioni di rete, iter autorizzativi, accettazione locale – e raccomandazioni strategiche per operatori e policy maker